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Progetto Medici Per La Bosnia


Il progetto Medici per la Bosnia nasce da un'idea di alcuni giovani medici di Pd che, venuti a contatto con la precaria situazione sanitaria di Ljubjia, un piccolo paese vicino a Prijedor, hanno pensato di fornire una risposta concreta alle richieste della popolazione locale. Infatti, quando i profughi (per la maggior parte Musulmani e, in minor misura, Cattolici) rientrarono nelle loro case dopo la guerra, si trovarono privi del diritto all'assistenza medica.
Anche i Serbi residenti, che avrebbero potuto teoricamente accedere ai servizi sanitari, non disponevano delle risorse economiche necessarie per usufruirne di fatto e per comprare i farmaci di cui avevano bisogno. Inoltre, i medici padovani si resero conto della forte diffidenza reciproca nutrita da Serbi e Musulmani, che ne impediva e, ancor oggi ne ostacola, l'integrazione. Percepito il disagio della popolazione, intrapresero una sorta di collaborazione con alcune dottoresse e assistenti sociali di entrambe le etnie.
Cominciarono, così, una serie di piccole spedizioni periodiche durante le quali organizzarono visite sia a domicilio, sia in ambulatori allestiti per l'occasione. Questi viaggi, oggi con scadenza trimensile, vengono concordati con le assistenti sociali locali e permettono di raggiungere quei pazienti che, altrimenti, non rientrerebbero nella rete locale di assistenza sanitaria.
I medici italiani, in alcuni casi, sono di supporto al personale locale che, per sua stessa ammissione, non ha molte possibilità di aggiornamento. Nel corso delle visite, vengono distribuiti gratuitamente ai pazienti i farmaci di cui hanno bisogno, in modo da garantire la copertura terapeutica per il periodo che intercorre fra due viaggi successivi. Inoltre, vengono compilate delle cartelle cliniche che poi rimangono al personale sanitario locale, perché possa controllare l'efficacia delle terapie prescritte. Partecipano attivamente al progetto anche dei ragazzi Bosniaci reclutati dalle assistenti sociali, che aiutano durante le visite facendo da interpreti.

Gli studenti del Sism hanno la possibilità di collaborare con i medici, prendendo parte ai viaggi, ma anche preparando il materiale necessario. I farmaci, infatti, vengono donati dai medici di base, dagli informatori farmaceutici o raccolti tra gli studenti stessi, e devono essere controllati e catalogati prima della partenza. I viaggi durano in genere quattro giorni e vi partecipano due studenti per volta.
Chi ha la possibilità di partire, vive un'esperienza umanamente forte e professionalmente stimolante, nella quale percepisce l'esistenza di realtà radicalmente diverse dalla nostra (anche se a poche ore di macchina da casa), e può vedere messa in pratica una medicina che si avvale solo delle conoscenze cliniche e della capacità di interazione col paziente. Per queste ragioni, i viaggi sono aperti in particolare agli studenti del triennio clinico, ma potrebbero teoricamente arricchire anche chi fosse all'inizio del percorso universitario.

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Ultimo aggiornamento: 03.05.2007