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  Calcutta Village Project - Micro Credito  
 

  La storia della banca dei poveri (Grameen Bank)  

La Banca dei poveri nasce in Bangladesh grazie all'intuizione dell'economista Muhammad Yunus. Fondando un istituto bancario che presta denaro solo ai più poveri, sottraendoli alle grinfie degli usurai, ha dato fiducia a milioni di donne e la banca da lui fondata è presente in 36.000 villaggi del Bangladesh e in 57 Paesi del mondo. «Il credito è un diritto dell’uomo alla pari del cibo». Abbandonate le aule universitarie, ha visitato i villaggi più poveri del suo Paese creando dal nulla una realtà che ha sfamato e ridato dignità a milioni di persone. La Grameen Bank presta denaro solo ai più poveri respinti dal sistema, perché non in grado di offrire garanzie, e quindi possibili prede di usurai. Da qui l’appellativo di “banchiere dei poveri”. I poveri sono i proprietari della Banca Grameen e i guadagni vanno a loro. Un’altra peculiarità del progetto è che si rivolge alle donne. Sono più affidabili degli uomini. Le banche istituzionali non prestano soldi ai poveri né alle donne. Con le donne il programma funziona meglio, perché hanno maggior capacità di maneggiare i soldi con prudenza e previdenza, si occupano più dei figli, pensano al futuro, mentre gli uomini tendono al godimento immediato. L’usura può essere estirpata. «Gli usurai esistono perché i sistemi tradizionali non permettono ai poveri di prendere soldi in prestito. Se posso andare in banca, per quale motivo dovrei rivolgermi a uno strozzino?».

Malgrado gli ingenti aiuti internazionali, i poveri continuano a rimanere tali. Dove finiscono questi soldi? Il 75 % di questi soldi non arriva mai a destinazione, ma finisce nelle tasche delle aziende dei Paesi donatori, dei loro consulenti ed esperti. Solo il rimanente 25% giunge nel paese destinatario ma andando alle aziende locali, ai consulenti e agli esperti di queste, mentre i poveri non entrano mai a far parte della divisione».

Amina Ammajan era una mendicante del Bangladesh, vale a dire una delle persone più povere della terra. Vedova e madre di due figlie, era sul punto di morire nel 1976, quando la casa le crollò letteralmente sulla testa. Oggi sua figlia possiede la casa, un pezzettino di terra e del bestiame. Non è ricca, ma vive dignitosamente. La sua vita, come quella di milioni di altre persone, soprattutto donne, è cambiata completamente da quando ha incontrato Grameen, la banca che teorizza e mette in pratica il credito ai derelitti: pochi soldi, dati a fronte di un progetto minimo e senza nessuna richiesta di garanzia. Ma con percentuali di restituzione che fanno invidia alle più solide banche tradizionali.

E’ una storia a dir poco sorprendente quella raccontata dal libro di Muhammad Yunus, Il banchiere dei poveri uscito per Feltrinelli. Tutto comincia quando Yunus, un docente universitario di economia del Bengala laureatosi negli Stati Uniti, si mette in testa di cercare nuove strade per combattere la miseria disperata delle zone rurali del suo paese. Yunus si rende conto che c’è una grande quantità di uomini e donne a cui non mancano né buona volontà né una forte capacità lavorativa, il cui destino è tuttavia senza speranza perché privi di uno strumento essenziale: un capitale, anche piccolissimo, con cui iniziare qualunque attività.

Così, in spregio a tutte le regole del mondo bancario di ogni tempo e latitudine, Yunus riesce a convincere una banca della sua regione ad aprire una linea di crediti minuscoli (i più alti superavano a malapena i venti dollari), riservati quasi esclusivamente alle donne, senza alcuna richiesta di garanzia e senza neppure la necessità di riempire un modulo (del resto, a che sarebbe servito? La maggior parte dei clienti era analfabeta). Il risultato è stato entusiasmante. Gli ultimi della terra a cui Grameen (che significa "rurale") concedeva un’opportunità, non solo mettevano in piedi attività redditizie della più diversa natura (dalla vendita di focacce alla fabbricazione di sgabelli in bambù, alla coltivazione di riso) che consentivano loro di sfuggire alla miseria e agli usurai, ma rimborsavano puntualmente i prestiti. Molto più di quanto facessero i clienti "normali" delle banche tradizionali.

Il microcredito permette ai poveri e agli scalzi di accedere a una opportunità che di solito è esclusivo appannaggio dei ricchi. Accade così che quegli aspetti della società che sembravano rigidi, fissi e inamovibili comincino a diventare più fluidi, e attraverso lo sviluppo economico le persone si affranchino da tutto un insieme di ingiunzioni e regole.

La banca presta denaro solo ai più poveri tra i poveri, a coloro che non hanno nulla da offrire in garanzia, e quindi sono respinti dagli istituti di credito tradizionali. Grazie alla politica del microcredito a tassi bonificati, i beneficiari del credito, in maggioranza donne, si affrancano dall'usura e gradualmente allargano la loro base economica, riuscendo a trovare la consapevolezza per prendere in mano il proprio destino.

I clienti di questa banca sono i poveri, gli "intoccabili del credito", che non possono dare nessuna garanzia. Tutto può essere cambiato e spesso le soluzioni dei problemi sono molto più semplici di quello che ci vogliono far credere.

Dietro ad ogni microcredito c'è la storia di una persona che va ascoltata attentamente, ma la cosa sorprendente è che il microcredito funziona il 98% delle volte, solo il 2% dei correntisti di questa banca si è rivelato non solvibile. Questo significa che i poveri sono economicamente affidabili, e che rappresentano un'opportunità economica non indifferente.


  IIMC e programma di micro-credito

Fino all'ottobre del 1999 esisteva una spontanea attività di microprestiti da parte dell'IIMC alle madri che gravitavano nell'orbita del progetto (i cui figli erano curati negli ambulatori o adottati a distanza); esisteva anche la possibilità di depositare piccole cifre presso l'IIMC ed ottenere a fine anno degli interessi. Queste attività avevano principalmente uno scopo educativo per insegnare alle madri un oculato uso dei soldi e il significato del risparmio.

A partire dall'ottobre 1999 il sistema individuale di microcredito o di microdepositi nella zona di Hogolkuria è stato sostituito con una piu' organizzata attività sul modello della Grameen Bank del Bangladesh.

  Organizzazione e funzionamento  

Le comunità dei villaggi vengono organizzate in gruppi di circa 20-25 persone l’uno. All’interno di ciascun gruppo, dopo un periodo di 3 mesi di training e motivazione, ogni donna riceve un prestito. La restituzione è settimanale e avviene attraverso una riunione del gruppo in cui si discutono eventuali problemi.

L'interesse chiesto per i prestiti è del 10% annuale. I prestiti sono compresi tra 1000 e 10000 rupie. L’anno di attività è di 44 settimane. Se ad esempio una beneficiaria ha ottenuto 1000 rupie, restituendone 25 alla settimana ridà alla fine dell’anno 1100 rupie (10% di interesse annuo contro il 10% di interesse mensile richiesto dagli strozzini locali). Inoltre vengono depositate 10 rupie ogni settimana come risparmio personale, in modo che alla fine dell’anno la donna si ritrovi anche con un piccolo capitale di circa 500 rupie.

Se la donna che riceve il prestito non manda i figli a scuola entro il primo anno, non le verrà concesso un prestito l’anno successivo. Se una donna non riesce a pagare le 25 rupie una settimana (malattia, infortunio, carestia, ecc.), ripagherà il doppio quella successiva. Finora, dopo 3 anni di lavoro, il tasso di restituzione è del 98%.



  Dati e attività  

Numero di gruppi: 98
Numero di donne che partecipano al programma: 2200
Guadagno medio giornaliero di una venditrice di verdure: 60 rupie

Attività Percentuale di donne che la svolgono
Agricoltura 8%
Allevamento di bovini 0,3%
Allevamento di pollame 7%
Allevamento di capre e maiali 0,7%
Allevamento di pesci 23%
Vendita ambulante di generi alimentari 23%
Produzione del riso 10%
Piccole boteghe di generi alimentari 4%
Falegnameria 2%
Altro 22%



  Staff

1 Supervisore: prof. Chowdhury (Vice-Presidente dell’IIMC);

1 Branch manager (Mr. Ajup): è il responsabile del progetto; si occupa di organizzare la prima fase di motivazione e training delle donne che riceveranno il prestito; incontra ciascun gruppo ogni 3 mesi; coordina l’attività dei C.O.;

6 Community Organizers (C.O.): sono coloro che si recano nei villaggi a riscuotere settimanalmente la restituzione del prestito. Visitano complessivamente ogni giorno 15 gruppi arrivando a controllare ogni settimana tutti i gruppi: ogni C.O. è responsabile di più o meno 4 villaggi.

Costo mensile per lo staff (stipendi e altro): 14.000 rupie.


  Sostenibilità  

Attualmente l’interesse del 10% consente di ottenere un margine di guadagno mensile che copre le spese gestione (stipendi dello staff). L’iniezione di capitale iniziale è però necessaria per estendere il progetto a nuove aree. Una volta che il capitale iniziale è stato stanziato, il progetto si autosostiene e cresce lentamente all’interno dell’area stessa. L’esperienza dell’IIMC negli anni 1999-2003 l’ha dimostrato.















   
     
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Ultimo aggiornamento 05 - 06 - 2006
 
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