Uno dei principi solennemente enunciati nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo è il diritto alla salute.
La Salute è dunque un diritto umano fondamentale, e l'accesso al più alto livello possibile di salute è un obiettivo da perseguire a vantaggio di tutta l'umanità. Ad Alma Ata, nel 1978, tutti i Governi del mondo sottoscrissero una solenne dichiarazione, impegnandosi per l'obiettivo "Salute per tutti entro il 2000" e riconoscendo nella soddisfazione prioritaria dei bisogni di base la strategia per raggiungerlo.
Nonostante ciò le disuguaglianze in salute si sono ulteriormente approfondite, raggiungendo un'ampiezza mai vista prima.
Di fronte alla grave situazione globale, nel 2000, 189 Paesi si sono impegnati a raggiungere entro il 2015 gli otto obiettivi di sviluppo del Millennio( MDG, Millennium Development Goals). Tre degli otto obiettivi riguardano direttamente i temi della salute globale, indicando nella diminuzione della mortalità infantile, della mortalità materna, nella lotta all'AIDS, alla malaria e ad altre malattie infettive, i bisogni prioritari per lo sviluppo di tutta l'umanità.
Il Global Health Equity Day che si svolgerà in 35 facoltà di Medicina e Chirurgia Italiane ha l'obiettivo di aumentare fra gli studenti in medicina e chirurgia l'interesse e la consapevolezza sulle disuguaglianze in ambito sanitario e sulla necessità di nuove politiche sanitarie globali.
chiudi
Politiche sanitarie
“Le diseguaglianze nella salute tra e all’interno dei paesi sono evitabili”
In tutto il mondo le persone vulnerabili socialmente svantaggiate hanno un minore accesso all’assistenza sanitaria, si ammalano di più e muoiono prima rispetto a chi ha una posizione sociale più privilegiata.
Queste diseguaglianze sono in crescita, nonostante la ricchezza globale e il progresso tecnologico non siano mai stati così grandi.
Com’è dimostrato dall’attuale recessione, la pressione socio-economica può influire sulla salute molto più profondamente di quanto possano fare i dottori. Accanto alle restrizioni nell’accesso alle cure (perché le assicurazioni e le cure sono diventate meno abbordabili per i pazienti, le imprese e per il governo), l’economia introduce delle priorità nella vita quotidiana che competono con il conseguimento della buona salute. L’attenzione alla dieta, alla regolarità nell’assunzione dei farmaci, agli appuntamenti per gli screening viene meno quando sono a rischio lo stipendio, i risparmi, la casa. Molte persone sostituiscono gli abituali esercizi fisici con un secondo lavoro. I bassi stipendi costringono altri a scelte non salutari: le famiglie sostituiscono le verdure fresche con i fast food, gli anziani caricano i freezer di surgelati per abbassare il costo della spesa. Lo stress, insieme ai suoi fisiologici effetti, induce l’uso di sigarette, alcol e droghe e fomenta comportamenti abusivi. Persone disperate commettono atti violenti e omicidi per rubare ciò di cui hanno bisogno; altre si tolgono la vita. Migliorare l’assistenza sanitaria è una risposta a metà se le malattie sono provocate dalle condizioni quotidiane di vita.
Se la salute riguarda chi disegna le politiche sociali, l’ovvio corollario per i leader sanitari è quello di usare le politiche sociali per gli obiettivi di salute. Sebbene gran parte dei medici abbiano limitati interessi in campo sociale, chi ha ruoli di responsabilità nella definizione delle strategie sanitarie dovrebbe avere uno sguardo più ampio. Se la missione della professione medica è quella di ottimizzare la salute, allora tutte le opzioni più efficaci devono essere prese in considerazione, non solo gli strumenti clinici (come farmaci e test diagnostici), specialmente quando altri strumenti funzionano meglio. Per esempio, nessun farmaco contro il diabete è associato con una differenza di 3 volte nei tassi di mortalità, come avviene con il livello d’istruzione: tra gli adulti di età tra 40 e 64 anni i tassi di mortalità per diabete sono 21,42 per 100.000 per i laureati (college graduates) e 67,30 per 100.000 per coloro che hanno frequentato solo le scuole superiori (only a high school education).
In quest’ottica le politiche sociali ed economiche che danneggiano la salute umana vanno identificate e, dove possibile, cambiate. In questa prospettiva la globalizzazione e il mercato sono buoni o cattivi nella misura in cui - nel bene o nel male - influenzano la salute.
Biblio: Woolf SH. Social Policy as Health Policy [abstract]. JAMA 2009; 301: 1166-9
Marmot M, Bell R. Action on Health Disparities in the United States, Commission on Social Determinants of Health. JAMA 2009; 301: 1169-71
chiudi
Diseguaglianze
La giustizia sociale sta diventando una questione di vita o di morte. Sta influenzando il modo in cui le persone vivono, la loro probabilità di ammalarsi, e il rischio di morire prematuramente.
Osserviamo meravigliandoci come l’aspettativa di vita e di una buona salute continuano a crescere in una parte del Mondo, mentre pericolosamente stentano a migliorare nelle altre parti.
I nostri bambini hanno differenti possibilità di vivere a secondo del luogo in cui sono nati. In Giappone o in Svezia l’aspettativa di vita è di più di 80 anni; in Brasile di 72; in India di 63; in alcuni paesi africani di meno di 50 anni
Una ragazza può sperare di vivere oltre 80 anni se nasce in alcuni Paesi, ma meno di 45 se nasce in altri.
L’aspettativa di vita di un aborigeno maschio australiano è minore di 17 anni rispetto a un maschio australiano non aborigeno; ancora negli Stati Uniti, fra il 1991 e il 2000, 886.202 morti si sarebbero potute evitare se gli afroamericani avessero avuto lo stesso tasso di mortalità dei bianchi (nello stesso periodo, le vite salvate negli Stati Uniti grazie ai progressi della medicina sono state in tutto 176.633).
Le disuguaglianze, studiate da tempo e documentate tra paesi diversi, si stanno facendo sempre più evidenti anche all’interno degli stessi paesi: c’è un legame diretto fra reddito e salute, chiamato gradiente sociale, presente non solo nei Paesi in via di sviluppo, ma anche nei più ricchi. Il gradiente sociale può essere più o meno marcato, ma è un fenomeno universale: in Indonesia, ad esempio, la mortalità materna nelle fasce povere della popolazione è 3-4 volte maggiore rispetto alle fasce ricche; la mortalità infantile negli slum di Nairobi è 2,5 volte superiore rispetto ad altre zone della città.
Esistono disuguaglianze sistematiche nello stato di salute della popolazione giudicate inique perché non giustificate dal punto di vista biologico, ingiuste ed evitabili attraverso politiche e strategie adeguate.
Fonte: Closing the gap in a generation: Health equity through action on the social determinants of health (Rapporto finale della Commissione OMS sui determinanti sociali di Salute).